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Ultimo aggiornamento: 19:54
Con duemila piccole strisce di tessuto ritagliate una ad una da settecento mani di maestre, mamme, papà, nonni di qualsiasi Paese, Brescia ha voluto ricordare Sanad, Said, Reem e tutti gli altri bambini uccisi a Gaza. L’idea è nata da un semplice messaggio vocale di Francesca Di Modica, educatrice di nido del Comune lombardo. Un sogno diventato realtà: un’opera d’arte contemporanea che forse piacerebbe tanto anche al maestro Michelangelo Pistoletto.
Fino al 23 novembre la si può vedere nel cortile del Mo.Ca, centro per le nuove culture: su centinaia di fili, appesi da un lato all’altro, cadono come pioggia incessante i nomi e le età dei più piccoli ammazzati nella Striscia.
Alla proposta hanno aderito 39 servizi educativi che in orario extrascolastico hanno realizzato il lavoro insieme alle famiglie e alla cittadinanza. “Abbiamo usato – spiega Di Modica a “Il Fatto Quotidiano.it” – cinquecento metri quadrati di lenzuola che abbiamo trovato negli armadi dei nostri nonni così come abbiamo recuperato elastici da calze che avevamo nel magazzino di una scuola. E’ tutto iniziato da quel semplice messaggio sul gruppo WhatsApp “La scuola per la Palestina”. Spontaneamente in così tanti hanno aderito che mi son ritrovata a chiedere tutte le autorizzazioni necessarie all’amministrazione comunale. Come educatrici di asilo nido e insegnanti della scuola dell’infanzia, abbiamo voluto prenderci cura di ogni bambino e ogni bambina uccisa a Gaza senza dimenticare tutti gli altri ragazzini che muoiono per tutti gli altri conflitti in corso”.






