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Lotta alle Nazioni Unite per la risoluzione su Gaza. Attacco a Unifil in Libano: "Un errore"
Un secco e insistente No allo Stato palestinese, perché il messaggio arrivi forte e chiaro alle Nazioni Unite. Lo hanno ribadito in un coro unanime il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il suo ministro della Difesa Israel Katz e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, mentre regna ancora l’incertezza sul voto al Consiglio di Sicurezza Onu sulla bozza di risoluzione per il futuro di Gaza promossa dagli Stati Uniti. «Mai uno Stato palestinese a ovest del Giordano», insistono i tre leader convocati domenica da Netanyahu per un Gabinetto di Sicurezza sul tema. Israele sta lavorando in tutti i modi per far rimuovere o edulcorare il passaggio in cui il testo americano parla di «un percorso credibile verso l’autodeterminazione e lo Stato palestinese». Nelle stesse ore Washington è impegnata in un serrato lavoro diplomatico all’Onu per far passare la risoluzione, minacciata da una controproposta della Russia, che contiene anche questa un chiaro riferimento alla soluzione a due Stati e non menziona la smilitarizzazione di Hamas. È dunque ancora battaglia sullo Stato palestinese, che anche l’Arabia saudita considera condizione fondamentale per la normalizzazione dei rapporti con Israele, a cui gli Usa puntano entro la fine del mandato Trump ma che, secondo fonti di Haaretz, per Riad non sarà realizzabile finché ci sarà il governo Netanyahu.






