«Dobbiamo sempre saper guardare al bicchiere mezzo pieno. E nel bicchiere c’è pur sempre una semifinale alle Finals». Andrea Vavassori commenta così la sconfitta in due set per 6-4 6-3 contro il finlandese Harri Heliovaara e il britannico Henry Patten, teste di serie numero due delle Nitto Atp Finals. Quello di Torino era il quarto confronto fra le due coppie: l’ultimo è stato nella finale degli Australian Open, finita in tre set con due tie-break a favore del duo britannico-finlandese, gli altri due nel 2024, a Wimbledon e Pechino, quest’ultimo appannaggio degli italiani in tre set.
Invece la storia della prima semifinale tutta azzurra alle Nitto Atp Finals finisce troppo presto: 73 minuti e un tunnel senza corsia per il sorpasso. Una semifinale scappata via velocissima prima ancora di cominciare. L’impressione è che i due siano un po’ scarichi fin dall’inizio del match, svuotati di quell’energia elettrizzante e osmotica che li aveva spinti fin qui in una ola di magia insieme al pubblico dell’Arena.
Rimpianti, motivazione e fiducia
Wave non è il solito ipercinetico fra un punto e l’altro, non salta con le gambe al petto come fa spesso prima di servire, non appare come la molla capace di trasmettere energia a Bole, eppure dice di averci messo dentro anche i video motivazionali con cui si è caricato la sera prima: «Sono appassionato di Nba, di Nfl e mi piace vedere le gesta di campioni come Bryant, Jordan o Tom Brady – ribatte – per cui oggi sono sceso in campo super carico, ma se bastasse la carica io per primo sarei sempre vittorioso. Purtroppo ci sono gli avversari e ci sono punti che magari vanno bene, altri che vanno male e non dipende sempre da noi. Onestamente siamo tra le coppie di doppio che lavorano di più nel circuito, ma non sempre è sufficiente».











