BELÉM (Brasile) – Per cinque lunghi mesi, chiuso in una piccola cella a Nuuk, il pirata dei mari ogni notte ha fatto lo stesso sogno: riabbracciare i suoi figli e proseguire la lotta per salvare il canto delle balene. “I figli mi mancavano troppo. E sentivo poi che dovevo uscire per continuare la mia battaglia”. Oggi quei desideri per il fondatore di Sea Shepherd Paul Watson sono finalmente realtà, ma il buio continua a inseguirlo: ora sono i cacciatori di balene a cacciare lui. La sensazione di poter essere nuovamente arrestato, non lo abbandona mai. I giapponesi - nonostante l’Interpol lo abbia depennato dalla lista dei ricercati - sono disposti a tutto pur di processare il co-fondatore di Greenpeace per aver assaltato baleniere nipponiche 15 anni fa. Così, quando hanno scoperto che dopo aver ritrovato le forze - curato dall’amore della sua famiglia in Francia - Watson è partito per il Brasile con destinazione Cop30, hanno chiesto a Lula di catturarlo ed estradarlo. “Ma non ci riusciranno" si sfoga l’eco-guerriero.

Capitano, ha paura che la arrestino?

“No. In Brasile mi sento abbastanza al sicuro per ora, ma quando sono arrivato qui i giapponesi hanno subito inviato un messaggio alla polizia chiedendo di arrestarmi. Quello che stanno facendo a Tokyo è davvero stupido, ci provano ogni volta, nonostante il mio rilascio e la decisione della corte danese”.