GERUSALEMME – Il grande Risiko del Palazzo di Vetro ruota intorno al piano di pace per Gaza. Dopo il testo fatto circolare una settimana fa dagli Stati Uniti — bozza di risoluzione in appoggio al piano di Trump, dove si parlava della Forza di stabilizzazione e di un consiglio transitorio per governare la Striscia per almeno i prossimi due anni — giovedì sera la delegazione russa ha presentato una sua controproposta, distante da quella americana su diversi punti. Intanto, perché citava la soluzione a due Stati, opponendosi alla permanenza dei militari israeliani nella zona gialla (dove l’Idf si è ritirata in ottemperanza alla prima fase della tregua). Inoltre, si asteneva dal chiedere la smilitarizzazione dei miliziani e tralasciava il concetto di “Board of Peace”, proponendo di affidare al Segretario generale dell’Onu il compito di valutare le «opzioni per il dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione».

Ma intanto la situazione a Gaza è sempre più precaria: aggravata dalla crisi dei cento miliziani di Hamas intrappolati in un tunnel, nell’area controllata da Israele, sul cui destino non si riesce a trovare un accordo. E rischia di esplodere pure la Cisgiordania, dove le violenze dei coloni stanno toccando un nuovo apice.