In casa dell’ex compagno - non uno qualunque, ma il cantautore Alex Britti era riuscita a piazzare una telecamera per spiarlo da remoto, una sorta di baby monitor, per registrare la sua vita privata. O meglio, la relazione del suo ex con un’altra donna nella casa in cui il cantante vive con il bambino. Da remoto, quindi, la donna accedeva ai contenuti da un altro dispositivo e guardava, spesso registrando, quel che accadeva in quella che un tempo era stata la sua abitazione. Ieri, dopo tre anni di indagini e relativo processo, il tribunale di Roma ha condannato la donna a sei mesi con l’accusa di “interferenze illecite nella vita privata”.

Secondo l’accusa la donna, che si chiama Nicole Pravadelli, nel maggio del 2022 «tramite apparecchio di videoregistrazione, dotato di scheda di memoria e collegamento internet per essere controllato da remoto, illecitamente si procurava notizie e immagini attinenti alla vita privata di Britti». Il giudice con la sentenza nel procedimento che vede Alex Britti costituitosi parte civile e rappresentato dagli avvocati Gianluca Tognozzi e Alessia Casinelli, ha disposto anche una provvisionale di seimila euro per l’artista a titolo di danni morali. Sempre secondo l’accusa, l’intenzione della donna condannata ieri era quello di raccogliere prove da poter poi utilizzare nella delicata causa civile per l’affidamento esclusivo del figlio che la coppia aveva avuto nel 2017 dopo una convivenza durata diversi anni.