Tornano le agitazioni sindacali nel servizio sanitario nazionale britannico (Nhs), con inevitabili disagi per i pazienti. Da stamattina sono di nuovo in sciopero - per la 13esima volta negli ultimi tre anni, sullo sfondo di una dura vertenza salariale irrisolta - i cosiddetti 'resident doctors': ossia i medici neo-specializzati, denominati fino a qualche tempo fa 'junior doctors' e tradizionalmente sottopagati. La protesta riguarda il sistema sanitario dell'Inghilterra e prevede 5 giorni di astensione dal lavoro, da stamattina fino alle 7 di mercoledì. A proclamarla è stata la British Medical Association (Bma), sindacato di riferimento dei medici nel Regno Unito, dopo una consultazione fra gli iscritti.

Sul tavolo, resta la richiesta di un aggiornamento degli stipendi ben oltre gli aumenti offerti in passato dai precedenti governi conservatori e ritoccati poi al rialzo dall'attuale compagine laburista di Keir Starmer: sulla base del calcolo di compensazioni storiche rispetto a decenni di restrizioni e all'impatto cumulativo dell'inflazione. Richieste su cui l'esecutivo continua a rispondere picche, tanto più sullo sfondo della recente impennata del debito pubblico e di una crisi di bilancio destinata a produrre nelle attese una pesante manovra finanziaria a fine mese. I vertici dell'Nhs ammettono dal canto loro difficoltà a causa dello sciopero in diversi ospedali e ambulatori; ma assicurano che nessun servizio sarà sospeso e che i singoli appuntamenti dei pazienti sono confermati salvo comunicazioni individuali di annullamento e rinvio.