C'è una tendenza preoccupante che sta emergendo a livello globale: l’aumento dell'incidenza del cancro del colon-retto ad esordio precoce, diagnosticato in persone con meno di 50 anni. Per decenni, questa è stata considerata una malattia che colpiva principalmente le persone anziane, ma le statistiche stanno cambiando rapidamente: merito della capacità diagnostica, sicuramente, ma anche di alcune condizioni ambientali che stanno cambiando. Per esempio quelle legate al comportamento alimentare, come dimostra uno studio condotto nell'ambito del Nurses’ Health Study II, pubblicato su Jama Oncology, che punta l’indice contro i cibi ultra-processati (Upf). E lo fa individuando una correlazione fra il consumo di questi alimenti e un aumento della presenza di polipi, le formazioni che crescono in maniera anomala nel colon e che, se non rimosse, possono evolvere in tumore.

Poche adesioni agli screening: nel 2023 non individuati oltre 50mila tumori

20 Maggio 2025

Lo studio

I ricercatori hanno seguito una coorte di oltre 29.000 infermiere per un periodo di 24 anni, analizzando meticolosamente le loro abitudini alimentari e la loro salute. Un campione molto ampio e un tempo lungo che conferiscono ai risultati una particolare rilevanza. “Lo studio dimostra che all’aumentare delle quantità di cibi ultraprocessati consumate ogni giorno corrisponde un maggior rischio di sviluppare polipi. Un rischio quantificato nel 4% per ogni porzione in più consumata al giorno”, spiega Chiara Cremolini, professoressa di Oncologia all’Università di Pisa, e consigliere Aiom. “Rispetto a chi ne consuma pochissimi, i grandi consumatori di Upf hanno un rischio superiore del 45% di avere adenomi. La maggior parte di questi, peraltro, sono stati individuati nella parte sinistra del colon, dove più spesso di sviluppa il tumore”.