Nella prima asta di tesori napoleonici dopo il furto del Louvre, il cimelio è stato venduto ad un prezzo trenta volte superiore alle stime, da Sotheby’s

di Alessandra D'Acunto

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I gioielli con un passato regale sono capaci da sempre di raccogliere, attorno a sé, una grande curiosità, un senso di stupore misto a ammirazione. Da quando, appena un mese fa, è andato in scena il clamoroso colpo del Louvre, dove i ladri sono riusciti ad accaparrarsi un bottino inestimabile di preziosi e diademi di età napoleonica, l’interesse per questi tesori è alle stelle. L’ultima dimostrazione arriva da Ginevra e dall’asta di Sotheby’s Royal & Noble Jewels. Il 12 novembre è stata venduta all’incanto una spilla di diamanti appartenuta a Napoleone Bonaparte. Il prezzo finale di 3,5 milioni di franchi svizzeri (circa 3,8 milioni di euro e 4,4 milioni di dollari) ha superato di trenta volte le stime iniziali: tra i 120 e i 200 mila franchi svizzeri.

La spilla circolare, creata a Parigi nel 1810 per l’allora imperatore di Francia, presenta al centro un diamante ovale di oltre 13 carati circondato da cento diamanti taglio antico. La storia di questo gioiello si intreccia con la disfatta di Waterloo del 1815. Si ritiene infatti che la spilla sia stata abbandonata nella carrozza di Napoleone dopo la sconfitta e la precipitosa ritirata dalle forze combinate degli inglesi, guidati dal duca di Wellington, e dei prussiani. Fu proprio il re di questi ultimi, Federico Guglielmo III, ad ottenere il gioiello scintillante come bottino di guerra. Da quel momento, dunque, il prezioso manufatto passò nelle mani della dinastia degli Hohenzollern, che si tramandò la spilla di generazione in generazione.