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Ultimo aggiornamento: 15:41

A Napoli, la giornata di mercoledì 12 novembre, si vive così: con un ritorno agli allenamenti e un rientro inatteso, ma non sperato. Quello di André-Frank Anguissa. Il centrocampista si è fatto male con la Nazionale camerunense ed è previsto il rientro in Italia nelle prossime ore, una volta eseguiti i primi esami: la paura è quella di uno stiramento al bicipite femorale, uno degli infortuni muscolari peggiori per un calciatore che potrebbe restare fuori a lungo. E che porterebbe la lista degli infortunati a gonfiarsi ulteriormente, con nomi non proprio di seconda fascia: De Bruyne, Lukaku, Meret e Gilmour sono già ai box. I problemi a centrocampo, quindi, sono destinati ad aumentare, così come quelli in zona gol (visto il rendimento del camerunense). Ma non sono nemmeno gli unici.

Il tema, oltre agli infortunati, riguarda soprattutto il campo. O meglio, lo spogliatoio. Perché, dopo le polemiche di Antonio Conte davanti alle televisioni e i tweet presidenziali, bisognerà capire il sentimento del gruppo-squadra e cosa ne pensa della sfuriata post sconfitta contro il Bologna.

Perché il clima probabilmente non è teso. Ma di certo non è sereno. E la questione parte da lontano. Da qualche settimana, precisamente, quando una parte del gruppo (soprattutto lo zoccolo duro) aveva chiesto all’allenatore di provare a coniugare quello che era il ‘metodo Conte’ nudo e crudo a un approccio un po’ più morbido nell’organizzazione settimanale delle partite. Qualche ritiro prepartita in meno, magari, senza stravolgere troppo la tabella di marcia. Conte, di fronte a questa richiesta, si era reso più che disponibile a venire incontro al gruppo, ma si è sentito in qualche modo tradito da quelli che sono stati poi i risultati in campo. E dal tradimento, sono generate la delusione e la rabbia. Con gli effetti che tutti conoscono.