Può succedere che in una città un tempo considerata la “capitale morale” dell’Italia dei turisti americani vengano aggrediti in pieno giorno e in pieno centro per il solo fatto di essere ebrei? È successo l’altro giorno a Milano e ieri Libero lo ha documentato in prima pagina con il giusto risalto e anche l’allarmismo che un episodio di antisemitismo dovrebbe destare. Più allarmante ancora è però che gli altri giornali hanno praticamente ignorato l’episodio, quasi come fosse un fatto “normale” e tutto sommato secondario.

Una autocensura grave sia che sia stata inconscia sia che sia stata compiuta con consapevolezza. Nel primo caso ci troveremmo infatti di fronte a un assopimento delle nostre coscienze, ormai quasi abituatisi all’antisemitismo strisciante nella nostra società; nel secondo caso invece si segnalerebbe un atteggiamento di paura e pavidità che non ci fa certo onore. Paura di cosa? Senza dubbio di essere additati anche noi come “sionisti” e di diventare perciò vittime sacrificali non solo di qualche sciagurato ma anche di quella vera e propria “polizia morale”, che di morale non ha nulla, che, in nome di una non meglio definita “causa palestinese” e di un molto presunto “genocidio”, isola e tende a escludere da ogni consesso sociale chiunque non ceda alla retorica trionfante che accusa il popolo e la nazione ebraici di ogni malefatta.