Pokrovsk è avvolta nella nebbia ma l’Ucraina tutta affronta il buio. «È stata un’altra lunga notte a Kiev» ammette, visibilmente stanco, l’ex ministro degli esteri Dmytro Kuleba parlando via Zoom.

La sorte della guerra si decide in queste ore a Pokrovsk?

«Non credo nelle battaglie cruciali, neppure a Pokrovsk, della cui caduta imminente si parla da oltre un anno. Se i russi espugnassero la città, dilagherebbero nel resto del Donbass? No. Avrebbero forse le risorse per attaccare Kiev? No. Gli ucraini, una volta messi in fuga, deporrebbero le armi? No, sia pur con maggiori difficoltà continuerebbero a difendere il Donbass. Ci saranno altre Pokrovsk a Kramators’k, a Kostjantynivka: ma il destino della guerra si deciderà al tavolo negoziale e non sul campo».

A che punto siamo se né Mosca né Kiev possono vincere?

«Sono convinto che né l’uno né l’altro raggiungeranno pienamente i rispettivi obiettivi, entrambi dovranno fare concessioni. Mosca voleva assoggettare l’Ucraina e non ci riuscirà, così come Kiev non recupererà l’integrità territoriale del 1991. Ci sono però delle linee rosse invalicabili: Zelensky non può riconoscere legalmente la perdita dei territori occupati e Putin l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Tutto il resto è negoziabile».