C’è un’età in cui lo spazio diventa una questione esistenziale. Non parlo di quello interiore, che pure scarseggia, ma di quello fisico, misurabile in centimetri cubi, in litri di bagagliaio, in centimetri tra ginocchio e schienale anteriore. È l’età in cui la famiglia non è più un progetto ma un fatto compiuto, con le sue valigie, i suoi seggiolini, i suoi nonni che occupano il sedile posteriore come se fosse un diritto acquisito.
Lo stile
E se in quel momento arriva la nuova Hyundai Santa Fe, quinta generazione, lunga 4,83 metri, largo quanto basta, alto quanto serve, è una specie di salvataggio. Un parallelepipedo pieno di personalità su ruote che sembra disegnato con la squadra e il righello da un ingegnere che ha capito tutto della vita media europea. Ma anche di stile perché di macchine così non se ne vedono in giro. Un cubo su ruote, con i fari a forma di H perché, come spiegano i designer di Seoul, “H sta per Hyundai, ma anche per House, Home, Happiness”.
Lo spazio
Dentro ci stanno sette persone, davvero. Non è una di quelle promesse da dépliant che si dissolvono al primo adulto oltre i 75 chili. La terza fila è abitabile, con 58 centimetri per le gambe quando la seconda è tutta indietro e 94 centimetri fino al cielo del padiglione. Sono numeri che significano: sì, ci può stare un quarantenne con le ginocchia piegate ma non spezzate, e forse anche con un minimo di dignità residua. Per arrivarci bisogna essere agili, certo, o disposti a un piccolo esercizio di contorsionismo, ma una volta seduti si sta. È una conquista silenziosa, quasi commovente, in un’epoca di SUV che promettono sette posti e ne offrono cinque più due di penitenza.






