ROMA «Sono oltre mille i medici e saranno 6.300 gli infermieri in più previsti nella legge di bilancio: un segnale molto chiaro di come il Governo voglia investire sui professionisti sanitari». Con queste parole, l’altro giorno, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha presentato i provvedimenti che si stanno mettendo sul tavolo per affrontare il grande incubo delle corsie degli ospedali sguarnite. E se è vero che le risorse economiche sono sempre insufficienti - per il governo sono state aumentate perché in termini assoluti c’è un incremento; per l’opposizione non bastano, perché la percentuale rispetto al Pil è in diminuzione - è altrettanto certo che a causare la fuga di medici e infermieri (futuri e attuali) dal sistema sanitario nazionale pubblico è anche altro.
E lo ha raccontato a Rainews24 lo stesso Schillaci: «È chiaro che i salari dei medici andrebbero adeguati. Ma non si tratta solo di questo. Ogni volta che vado all'estero e incontro medici, ricercatori italiani, operatori sanitari, verifico che il primo motivo della fuga è la ricerca di meno burocrazia. Vogliono avere dei contratti di lavoro più flessibili, per questo io dico e ripeto che i contratti di lavoro degli operatori sanitari dovrebbero essere riportati all'interno del Ministero della Salute». Bene, ma come si sta intervenendo? Dal Ministero della Salute ricordano che nella legge di Bilancio 2026 sono stati previsti 450 milioni di euro per le assunzioni dei mille medici e 6.300 infermieri di cui ha parlato Schillaci. S’interviene anche sulle buste paga. O meglio: nella legge di Bilancio 2025 c’era stato un incremento delle risorse per l’indennità di pronto soccorso (50 milioni di euro dal primo gennaio 2025, altri 50 dal primo gennaio 2026). «E sempre nella precedente finanziaria - osservano al Ministero - sono stati stanziati 120 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026 per migliorare il trattamento economico degli specializzandi: dall’anno accademico 2025-2026, aumenta del 5 per cento la parte fissa del trattamento economico per tutte le specializzazioni e del 50 la parte variabile per le specializzazioni oggi meno attrattive». Nella nuova legge di Bilancio «c’è un ulteriore aumento delle indennità di specificità, più significativo per gli infermieri, di 280 milioni di euro che va ad aggiungersi a quelli avviati nel 2025». Ad esempio, sempre per convincere gli infermieri a restare negli ospedali pubblici, è stata introdotta la flat tax al 5 per cento sugli straordinari. A dimostrazione dello sforzo per rafforzare gli organici, viene citato un passaggio dell’audizione della Corte dei Conti nel corso della riunione delle commissioni Bilancio di Camera e Senato dedicata alla legge di Bilancio: «A decorrere dal 2026, rispetto a quanto già stanziato dalla precedente legge di bilancio (327 milioni per medici e veterinari e 285 milioni per infermieri; legge di bilancio 2025) vengono aggiunti 280 milioni per l’aumento di tale indennità (85 milioni per i dirigenti medici e veterinari, 195 milioni per gli infermieri); a regime sono dunque stanziati per l’incremento di tali indennità rispettivamente 412 e 480 milioni». Per questo, si calcola «un incremento dell’indennità per medici e veterinari pari a circa 745 euro annui rispetto all’incremento previsto dalla precedente legge di bilancio, che faranno sì che l’incremento dell’indennità ammonti in media a circa 3.052 euro lordi annui; l’indennità spettante agli infermieri aumenterà di circa 701 euro annui, per un importo complessivo, tenuto conto dell’aumento previsto dalla precedente legge di bilancio, pari a circa 1.600 euro lordi».






