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Delle circa 600 persone che vivono stabilmente a Miquelon-Langlade, un comune amministrato dalla Francia su una remota isola dell’oceano Atlantico vicino al Canada, soltanto una cinquantina hanno deciso di spostare la propria casa in un punto più alto. Hanno accettato una proposta del sindaco Franck Detcheverry di spostare gli edifici della città ed evitare che in futuro vengano sommersi. Come in altre isole nel mondo, anche a Miquelon-Langlade c’è molta preoccupazione per una delle conseguenze più temute del cambiamento climatico: l’innalzamento del livello del mare.
Tutti gli abitanti di Miquelon-Langlade vivono nel nord dell’isola, raggruppati sulla piccola penisola di Le Cap: una stretta fascia di terra, che in alcuni punti è larga meno di due chilometri. Allo stesso tempo il centro abitato non supera i tre metri di altezza rispetto al livello del mare. Sono queste le due caratteristiche per cui il paese rischia di finire sott’acqua nei prossimi decenni.
Il piccolo arcipelago di Saint-Pierre e Miquelon, a largo della costa orientale del Canada, è l’unico territorio nordamericano della Francia d’oltremare, l’insieme di quei territori sparsi per il mondo che la Francia conquistò durante il suo periodo imperialista e che amministra ancora oggi, pur garantendo alcuni livelli di indipendenza. La maggior parte dei residenti lavora nella pubblica amministrazione, mentre la pesca, che una volta era il principale settore lavorativo, sta passando un momento di crisi.






