ROMA C’è Giovanni Gentile, celebre filosofo italiano, ministro dell’Istruzione e ideologo del regime fascista, ucciso a pistolettate dai partigiani del Gap. E al suo fianco “Giovannino” Guareschi, giornalista, genio della satira italiana, uomo di destra, sì, ma pure internato nei campi tedeschi e tra i seicentomila italiani che si rifiutarono di “firmare” l’adesione al nazifascismo per uscire dai lager. Oriana Fallaci e Matilde Serao, donne e pioniere del giornalismo italiano, Enrico Mattei e Adriano Olivetti. Benvenuti nel nuovo pantheon della destra al potere.
Gli italiani illustri da celebrare e ricordare, specie se negli anni della sinistra a Palazzo Chigi sono stati dimenticati, o ritenuti indegni di memoria. Il governo ci mette del suo: un milione e quattrocentomila euro. E chiede agli studiosi di farsi avanti, con un bando lanciato dalla Struttura degli anniversari nazionali, la task force di Palazzo Chigi sotto il ministero dello Sport e dei giovani di Andrea Abodi. La missione? Ricordare uomini e donne che hanno fatto grande l’Italia, “educare” le nuove generazioni.
Segue lista di nomi “consigliati” a chi vorrà accaparrarsi i fondi: c’è tempo fino a fine novembre. E salta subito all’occhio il nuovo pantheon, che accosta personalità della storia italiana assai lontane - eufemismo - dalla sensibilità politica di chi per anni, prima di Meloni, ha deciso dove e come finanziare la cultura italiana. Insomma è cambiata l’aria. Andiamo con ordine. Nella delibera letta dal Messaggero il governo invita gli aspiranti ricercatori alla «diffusione e al consolidamento delle radici storiche, culturali, sociali e civili nella comunità nazionale, con particolare riferimento alle giovani generazione». Poi da Palazzo Chigi suggeriscono i nomi da esaltare, a mo’ di esempio. Tra gli uomini che «hanno avuto particolare impatto in campo culturale e letterario» e dunque meritevoli di mostre, pamphlet e monografie figurano «Giovanni Treccani, Giovanni Spadolini, Giovanni Gentile, Giovannino Guareschi e Giuseppe Prezzolini». Parterre variegato, si diceva. Comprende figure di peso ma anche controverse, calamite di continue schermaglie politiche a destra e sinistra, man mano che gli anniversari si avvicinano e tocca mettere mano ai fondi pubblici. Gentile è fra questi. Primo ministro dell’Istruzione dell’Italia fascista, di cui è stato ideologo, ispiratore e convinto partecipe. Ma anche filosofo considerato tra i grandi del ‘900 e autore di una delle più grandi e durature riforme della scuola italiana dall’Unità. Dunque che fare? È il dilemma che si ripropone, ciclicamente. In primavera, quando un consigliere comunale di FdI a Firenze ha proposto di intitolargli una rotonda, mezzo Pd è salito sulle barricate, insieme alla sindaca Sara Funaro. Alessandro Giuli, ministro alla Cultura di FdI, scese invece in soccorso del filosofo di Castelvetrano: «Gentile eccede le ideologie ed è il momento di riconoscere che la sua statura è quella di un classico». E così fa il governo nel nuovo bando di Palazzo Chigi. Che invita a studiare figure come Marcello Piacentini, architetto del regime a cui però si deve la meraviglia architettonica del quartiere Eur. O ancora il grande pittore Mario Sironi, anche lui collaterale al ventennio, salvato dal plotone partigiano da un moto di pietà di Gianni Rodari, che lo riconobbe in fuga da Milano e gli firmò il lasciapassare.







