«Siamo stati massacrati da coloro che hanno la possibilità di massacrare», attacca Giancarlo Giorgetti. Ventiquattr'ore prima era toccato a Giorgia Meloni regolare i conti con il leader della Cgil, Maurizio Landini e la sua proposta di una patrimoniale in nome di una migliore distribuzione della ricchezza. «Mai con il centrodestra al governo». Ieri invece il ministro dell'Economia ha messo nel mirino Istat, Banca d'Italia e Upb, che - con gradazioni diverse - hanno sottolineato i maggiori vantaggi garantiti dalle ultime misure fiscali per i ceti più abbienti. «Bisogna capire cosa si intende per ricco - ha scandito il titolare di via XX settembre, intervenendo al Festival dei territori industriali a Bergamo - Se ricco è colui che guadagna 45 mila euro lordi all'anno, cioè poco più di 2mila euro netti al mese, Istat, Banca d'Italia e Upb hanno una concezione, diciamo così, della vita un po'...».
Continua l'iter di approvazione della legge di Bilancio in Senato, con la Lega che oggi dovrebbe presentare i suoi emendamenti al testo. Ma il dibattito sulla manovra, mai come in queste ore, sembra concentrarsi sugli ultimi interventi in materia fiscale voluti da Giorgetti: in primo luogo la riduzione dell'aliquota mediana dell'Irpef, che dall'anno prossimo passerà per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro dal 35 al 33 per cento. Secondo l'Istat «oltre l'85 per cento delle risorse sono destinate alle famiglie dei quinti più ricchi della distribuzione del reddito»; per Bankitalia «favorisce i nuclei dei due quinti più alti della distribuzione dei redditi»; mentre l'Upb ha stimato un risparmio di 23 euro per gli operai, 55 per i pensionati e 408 per un dirigente.










