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Ultimo aggiornamento: 13:39

Premia de Mar, località di mare distante 28 km dal centro di Barcellona, comunità di 28mila abitanti e uno stadio che è un successo quando ci sono trecento spettatori, ha conquistato un posto nella storia del calcio: il 2 settembre 2007, alla guida del Barcelona B, campionato di Tercera Divisiòn, Pep Guardiola fece il suo debutto da allenatore. La partita numero 1 in panchina di Pep finì, per la cronaca, 0-0. Domenica 9 novembre 2025, contro il Liverpool, il tecnico del Manchester City raggiungerà quota 1000. Diciotto anni e due mesi dopo, per un totale di 6643 giorni, Guardiola è riconosciuto universalmente come l’uomo che ha cambiato la storia dello sport più popolare del mondo. L’allenatore catalano sarà celebrato in pompa magna dal suo club nella sfida di domenica all’Etihad: il Manchester City, guidato dal 2016 da Pep, ha preparato un’edizione speciale del magazine che sarà distribuito e venduto allo stadio.

La parola che accompagna Guardiola nella sua parabola è quella di “rivoluzionario”. Ha portato il calcio nel futuro, riuscendo nell’impresa di far convivere le idee con i risultati. La teoria e la pratica. Ha vinto 715 partite delle 999 vissute in panchina. Ha festeggiato 40 trofei – secondo nella speciale classifica guidata a quota 49 da Alex Ferguson -, con la media strabiliante di uno ogni 25 gare. Ha impresso un marchio di fabbrica inconfondibile al suo calcio. Ha ispirato le carriere di almeno due generazioni di giovani colleghi. Ha costretto i suoi contemporanei ad aggiornarsi. È diventato l’uomo simbolo della Catalogna, sconfinando anche nella politica, con il sostegno alla causa indipendentista. Ha sedotto giornalisti, intellettuali, scrittori: si è scritto di lui e su di lui a tutte le latitudini.