Dopo che il presidente americano Donald Trump ha preannunciato la ripresa di test atomici da parte degli Stati Uniti, ieri i cinesi hanno preteso che gli americani riducano le loro forze strategiche proprio mentre Pechino le aumenta. E senza chiedere pari retromarcia all’apparato nucleare russo, perfino più ampio di quello Usa, ma tollerato in quanto l’Orso di Mosca è, al momento, il maggior alleato del Dragone. L’ipocrisia cinese spicca ancor più considerando che foto satellitari analizzate dalla Cnn confermano l’incremento della produzione di missili, nel quadro di un riarmo che contempla anche l’entrata in servizio della terza portaerei di Pechino.

Ieri una nota del ministero degli Esteri cinese sentenziava: «Gli Stati Uniti, in quanto Paese col più grande arsenale nucleare, devono adempiere ai loro obblighi speciali e prioritari in materia di disarmo nucleare e ridurre il loro arsenale per creare le condizioni per raggiungere un disarmo nucleare completo e globale. L’arsenale nucleare cinese non è paragonabile a quelli di Stati Uniti e Russia. Chiedere alla Cina di partecipare a negoziati sul controllo delle armi nucleari in questa fase è ingiusto, irragionevole e irrealizzabile». Per Pechino le uniche atomiche “cattive” che costringono le altre potenze nucleari a mantenere arsenali, sarebbero quelle americane. Tolte quelle, gli altri ne seguirebbero l’esempio e al mondo non ci sarebbero più armi nucleari. Pura propaganda per far dimenticare il vertiginoso aumento degli arsenali cinesi. E Pechino finge d'ignorare che è Mosca ad avere un numero di testate nucleari superiore a quelle di Washington. La Russia avrebbe 5.580 testate, di cui 4.300 pronte, contro le 5.225, di cui 3.700 pronte, degli Stati Uniti.