“Ti scrivo non solo per confermarti la mia amicizia e il mio bisogno di sentirti vicina, ma soprattutto perché sempre più spesso penso a te, al tuo saper fare, sempre silente, al tuo prenderti cura di chi necessita di te, al tuo esserci sempre”. Marina ‘Amelia’ Acconci, fondatrice del brand di abbigliamento Amélie nel 2015, ci fa dono di un libricino di poesie e scritti a una donna inventata, prima di spiegarci perché, da avvocata penalista, è diventata direttrice creativa del marchio che oggi conta 60 boutique monomarca nelle principali città italiane.

Un cambiamento radicale, una virata secca, una scelta inusuale dopo decenni di esperienza sul territorio ligure in cui ha seguito casi di maltrattamento, abusi, persino di pedofilia. Dal penale alla moda, a prima vista non sembra una scelta consequenziale. Anzi, stupisce per il contrasto fra mondi apparentemente distanti. Uno è fatto di gravità, l’altro di leggerezza. Uno di umiliazione, l’altro di autostima. Eppure, Acconci prova a raccontarci il suo cambiamento di rotta come fosse la cosa più naturale del mondo. Pensato, voluto, elaborato. “Da sempre mi occupo di donne, delle loro storie, del loro modo di raccontarsi al mondo”, rivela. “Quel percorso umano del mio passato, fatto di battaglie condivise, quando ho deciso di cambiare professione e di dedicarmi al mondo femminile da un altro punto di vista, è stato fondamentale”.