In fuga dai 40 gradi all’ombra, dall’afa e dalla siccità: è così che i Paesi scandinavi attraggono sempre più viaggiatori durante i mesi estivi. Un’ottima alternativa, che non sfugge però all’overtourism

di Gabriele Rosana

3 minuti di lettura

“Chiusi per caldo”: Parigi e Atene, la Tour Eiffel e l’Acropoli, hanno vissuto un destino comune nell’estate 2025. Simboli di una nuova normalità, in un pianeta che deve fare i conti con il riscaldamento globale e il meteo “estremo”. Una crisi climatica che non ha solo svuotato i monumenti, ma ridefinito come e dove, termometri alla mano, programmiamo i nostri viaggi. In fuga dalle temperature attorno ai 40 gradi, dall’afa e dalle file sotto il sole cocente, gli europei inseguono mete fresche e tranquille, a contatto con la natura. È il fenomeno delle coolcations, neologismo che sta per vacanze al freddo. Non nuovo, ma qui per restare. Sempre se riuscirà a sopravvivere all’overtourism, sovraffollamento che minaccia anche gli angoli più reconditi del Grande Nord, dove la sostenibilità è più che uno slogan.

Le coolcations rientrano tra i trend in espansione nel 2025, insieme al noctourism (attività notturne o all’alba per evitare le ore più torride) e a fenomeni come le calmcations, vacanze all’insegna della tranquillità. Il troppo caldo e il timore per eventi estremi come la siccità motivano tanti a visitare le mete mediterranee non più in estate, ma in stagioni “di mezzo” come primavera o autunno. I Paesi scandinavi si candidano così come destinazione perfetta per trascorrere luglio e agosto a 20 gradi e con interminabili ore di luce naturale. Ma oltre alla ricerca di temperature miti nei mesi più caldi, la crescita esponenziale delle mete nordiche è dovuta anche ad altri fattori collaterali. Le sanzioni contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina hanno spinto le crociere a cercare porti alternativi a quello di San Pietroburgo. E poi, immancabile a nutrire la curiosità, c’è il soft power legato alla popolarità del design scandinavo e della cucina del Grande Nord.