Quando il cane Banjo è arrivato al rifugio, nessuno riusciva a distogliere lo sguardo da lui. Piccolo, tozzo, con lo sguardo un po’ smarrito e una postura buffa che sembrava voler dire “eccomi, non so bene dove sono finito”. Il nuovo arrivato era diverso da qualsiasi altro cane passato di lì: sembrava uscito da un racconto surreale, ma con un’evidente voglia di farsi amare.
Un aspetto strano, ma un cuore grande
Il cagnolino, un incrocio di Terrier ormai anziano, era stato trasferito da un rifugio sovraffollato dove non aveva ricevuto le attenzioni di cui aveva bisogno. Il suo corpo basso e compatto, unito al musetto teso e agli occhi vispi, gli è valso subito un soprannome affettuoso: “il suricato imbalsamato”. Eppure, dietro quell’aspetto buffo si nascondeva un cane sensibile e curioso, desideroso di contatto umano. Gli esperti del rifugio Spca della Contea di Wake, in North Carolina, sanno bene che nei cani anziani la timidezza è spesso una reazione alla perdita di punti di riferimento. “Quando un cane ha vissuto traumi o traslochi, tende a chiudersi in sé stesso — spiega la portavoce del centro, Samantha Ranlet — ma con pazienza e costanza può rifiorire”.
Il potere della fiducia
E così è stato. Giorno dopo giorno, Banjo ha imparato a fidarsi. I volontari gli hanno dedicato tempo, coccole e piccole routine per restituirgli sicurezza. Fino a quando, un mattino, ha deciso di ricambiare a modo suo: sedendosi dritto davanti a tutti, con un’aria seria e orgogliosa. “Da qualche parte, qualcuno gli aveva insegnato a ‘sedersi bene’, e lui lo fa di continuo, anche senza che glielo chiediamo”, raccontano ridendo dal rifugio. Questo comportamento, spiegano gli etologi, è un tipico segnale di compiacenza appresa: il cane, associando l’azione a una ricompensa o all’attenzione dei suoi umani, tende a ripeterla spontaneamente per ottenere approvazione. Ogni volta che Banjo si mette “seduto bene”, i suoi occhi brillano di entusiasmo, come se sapesse di aver fatto la cosa giusta. “Sembra convinto di meritarsi mille biscotti”, dice Ranlet, “e come dargli torto?”.






