Ciliegini e datterini sono sotto accusa da settimane per la presenza di un ceppo particolare di Salmonella. L’allarme arriva dall’Europa ma si punta il dito contro l’Italia, e la Sicilia in particolare, dove questi pomodorini si coltivano in gran parte. E mentre aumentano i casi, gli ultimi in Toscana e nei giorni scorsi a Reggio Emilia, dove ci sono una sessantina di casi sospetti e tre ricoveri, la domanda è se davvero i pomodorini – o almeno solo i pomodorini – siano responsabili o meno di trasmettere la salmonella Strathcona, sierotipo molto raro di Salmonella. Perché se è vero che molti europei poi stati male erano stati nel nostro Paese, i casi della zona di Reggio Emilia fanno pensare a un focolaio europeo che potrebbe essere più ampio e a vegetali che non sono osltanto i pomodorini, visto che non c’è la certezza che i casi sospetti li avessero mangiati.
Indagini ad alta specificità
Ma come si arriva all’individuazione del sierotipo così raro di salmonella? All’inizio le indagini dall’estero sono arrivate in Italia dove sono state utilizzate tecniche altamente specialistiche e specifiche, un po’ come la prova del Dna nel caso di un omicidio: l’impronta genetica è una e non si bara. “In questo caso – chiarisce Antonello Paparella, ordinario di Microbiologia degli alimenti al Dipartimento di Bioscienze e Tecnologie Agroalimentari e Ambientali dell’Università di Teramo – si tratta del test Next Generation Sequency, che viene utilizzato dalle autorità inquirenti ed è davvero una sorta di impronta digitale di un patogeno, rivela il profilo molecolare che è uno e soltanto uno. In questo caso è stato individuato in un paziente norvegese e poi è stata fatta una ricerca nelle banche dati degli Istituti Zooprofilattico ed è stata trovata una corrispondenza esatta nei campioni di acqua per l’irrigazione di un produttore siciliano. Questo però non basta perché potrebbe trovarsi anche altrove, non a caso questa Salmonella è stata individuata nell’acqua ma non nel prodotto, cioè nei pomodorini. E non c’è certezza che i casi di Reggio Emilia abbiano mangiato pomodorini ma probabilmente altre verdure irrigate con acqua contaminata”.







