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Qualche giorno fa, durante TALK a Napoli, Francesco Costa ha registrato dal vivo una puntata speciale di Wilson, il podcast settimanale di approfondimento e ragionamenti che cura e conduce per il Post intorno a temi di attualità. Era una puntata speciale perché registrata in un teatro ma anche per l’ospite: Julio Velasco, leggendario e straordinariamente vincente allenatore di pallavolo e persona dalle idee non banali, sullo sport e non solo.

Nella loro conversazione, Costa e Velasco hanno parlato della capacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, della differenza fra squadre e famiglie, del perché un grande gruppo non fa una grande squadra. E poi di pressing, di Silvio Berlusconi, Norberto Bobbio e Luigi Pirandello, dei ventenni di vent’anni fa e di quelli di oggi, dell’Iran e dell’Argentina. E di tanti temi di cui Wilson si occupa spesso: la scuola italiana, la società pessimista, le pensioni e il modo in cui potremmo cambiare le cose intorno a noi.

Velasco era stato citato in una recente puntata di Wilson, quando Costa aveva parlato della “cultura degli alibi”, uno dei concetti più citati dell’allenatore italiano. Nella pallavolo, racconta spesso Velasco, capita che quando un’azione va male si tenda a dare la colpa a qualcun altro: lo schiacciatore all’alzatore, l’alzatore al ricevitore, e così via. È un meccanismo umano di difesa, ma quando diventa sistema impedisce di imparare dai propri errori e quindi di migliorare. E non riguarda solo lo sport: attraversa ogni gruppo, ogni organizzazione e, a volte, anche un intero paese.