Roma, 6 nov. (askanews) – Nel 2024, le frodi sui mezzi di pagamento hanno rappresentato un totale di quasi 1,2 miliardi di euro, di cui 382 milioni legati a manipolazioni, pari al 32% del dato generale. Dietro questi numeri si cela un’altra realtà: la frode è diventata intelligente, agile e quasi invisibile. Di fronte a questa minaccia, banche, imprese e autorità pubbliche devono ora unire gli sforzi invece di agire ciascuno per conto proprio.

Mentre il volume complessivo delle frodi continua a crescere, i metodi operativi cambiano volto: furto d’identità, deepfake vocali, falsificazione di IBAN, phishing mirato. In questo contesto, da alcuni anni le istituzioni finanziarie investono massicciamente nell’Intelligenza Artificiale. Oggi, quasi nove operatori finanziari su dieci utilizzano modelli capaci di rilevare anomalie, valutare i rischi o analizzare il comportamento delle transazioni. Il risultato: costi di trattamento dimezzati e una capacità di rilevamento che può raggiungere il 95%. Ma con l’avanzare della tecnologia, il fronte si sposta. I truffatori usano gli stessi strumenti: l’IA generativa per creare falsi ordini di bonifico, sintesi vocale per imitare dirigenti, falsificazione di documenti in pochi secondi. Secondo i dati del Boston Consulting Group, solo il 25% delle banche si dichiara pronta a integrare in modo sicuro modelli generativi e agentivi nei propri sistemi di protezione. In altre parole, la battaglia non riguarda più l’adozione dell’IA, ma la qualità della sua gestione: supervisionare, spiegare, controllare. È questa la sfida per fare conto su un’IA affidabile.