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Tre puntate su Netflix raccontano ascesa e caduta di Alberto Genovese: trasformò le sue feste in violenza
Un viaggio al termine della notte milanese. O meglio di certe notti milanesi esplose con il Covid, che ha fatto chiudere i locali e proseguite con un robusto boost di tutti gli stupefacenti esistenti. Sino a che, inevitabilmente, si è fatto del male. É questo il filo rosa, come una striscia di 2-Cb (nota al vulgo come pink cocaine) che caratterizza la docufiction da ieri disponibile su Netflix: Terrazza sentimento.
«Terrazza Sentimento» era il nome con cui era diventato noto nell'ambiente delle nottate milanesi l'attico di Alberto Genovese, l'imprenditore digitale passato dall'essere un noto viveur all'emblema di abusi sessuali perpetrati attraverso la droga. I tre episodi, ideati e scritti da Alessandro Garramone assieme Davide Bandiera e Annalisa Reggi per la regia di Nicola Prosatore, ricostruiscono la vicenda di Genovese e del sogno diventato un incubo di una Milano meglio di Ibiza che gli girava intorno. Un successo dopo l'altro con le sue start-up su internet Genovese si era creato una vita notturna parallela fatta di feste nella sua magnifica casa con terrazzo vista Duomo. Nottate sempre più scatenate, in cui venivano ritirati i cellulari ai partecipanti, dove essere invitati faceva sentire vip. Dove venivano accuratamente selezionate ragazze molto belle, molto fragili, magari con una certa passione per le droghe.







