Al papà ha detto: «Esco, vado a prendere un gelato». Poi, dal quarto piano del palazzo è salita al nono, ha aperto una finestra del condominio che si affaccia sul retro dello stabile e si è lanciata nel vuoto. L’ha trovata la mamma, appena tornata a casa dal lavoro. Quella sua povera figlia aveva appena 14 anni.
Ieri, nel primo pomeriggio, era tornata da scuola «serena, tranquilla come sempre», racconta chi l’ha vista. Intorno alle 17 la madre era fuori casa. Al padre ha raccontato di voler uscire a prendere un gelato. Ha salutato, si è chiusa la porta alle spalle, e si è lasciata tutto il suo mondo dietro. Non è scesa al piano terra, non è uscita in strada diretta verso la cremeria che c’è poco lontano. È salita in ascensore su fino all’ultimo piano. Il nono. Ha aperto una finestra che si affaccia sul cortile interno dello stabile e si è lasciata cadere. Senza un grido, nulla di nulla.
Ora qualche vicino di casa racconta di aver udito un tonfo sordo, ma chissà se è davvero così. Qualcuno dice che sì, forse l’ hanno scambiato per un rumore che proveniva dalla strada: «Sa, qui capitano incidenti di continuo. Poi, chi mai poteva pensare a una cosa del genere?»
Cala il buio presto di questa stagione. Nel cortile nessuno ha notato nulla di strano. Raccontano che sia passata più di un’ora quando un’auto ha imboccato il cancello per entrare nel cortile. I fari hanno svelato la tragedia al conducente; la madre di quella ragazza che stava rientrando dal lavoro. Il resto è il film di un dolore che strazia, inaccettabile.







