Angela Merkel spalancò loro le porte del Paese nel 2015 e Friedrich Merz sembrerebbe pronto, a questo punto, a richiuderle.
"La guerra civile in Siria è finita. Non ci sono più motivi per richiedere asilo in Germania, e quindi possiamo iniziare con i rimpatri", ha affermato il cancelliere, annunciando l'intenzione di una svolta alla luce della diversa situazione politica venutasi a creare a Damasco dalla caduta di Assad.
Del resto il Paese mediorientale ha bisogno della sua gente per la ricostruzione, gli ha dato manforte un articolo di fondo della Frankfurter Allgemeine Zeitung, facendo eco ad elementi di spicco dell'area conservatrice come Jens Spahn. Il passaggio è delicato e non immune da attriti a Berlino. Le parole del Kanzler arrivano del resto dopo un weekend di polemiche scatenate da un'osservazione del ministro degli Esteri Johann Wadephul, che in visita in Siria, ad Harasta, alle porte della capitale, aveva affermato: "Qui nessuno può vivere davvero in modo dignitoso. Chi resta da noi e porta un contributo alla nostra società, integrandosi e lavorando è ancora benvenuto".
Toni troppo morbidi, evidentemente, nella Germania contesa fra l'ultradestra di Afd e la nuova Cdu dell'ex avvocato milionario, che sta cercando di recuperare la fiducia di tanti elettori scivolati su posizioni estremiste. E così Merz è corso ai ripari, assumendo una posizione assai più decisa, nel Paese che dall'apertura delle frontiere di 10 anni fa conta oggi quasi un milione di siriani (sono 951.406, stando alle stime ufficiali).








