UDINE - Se n'è andato Giovanni Galeone, che non era un allenatore come tanti altri, aveva dentro di sé quella scintilla che inequivocabilmente possiamo chiamare genio. Si è spento nella sua Udine, una di quelle città diventata casa, dopo essere nato a Napoli e cresciuto per i quartieri della Trieste di confine, dove nel quartiere di Servola giocava scalzo insieme a quei profughi croati che lo hanno fatto innamorare del calcio dei Balcani.

E proprio a Udine avverrà l'ultimo saluto in Duomo alle 15.30 di domani, mercoledì 5 novembre. E si attendono tante persone, perché il "Gale" ha saputo unire il mondo del calcio, facendosi apprezzare anche da chi all'inizio era suo detrattore; semplicemente perché senza troppi giri di parole ha sempre detto le cose come stavano.

Chissà, forse questa sua caratteristica non ha reso il suo profilo ideale per qualche big italiana; l'avrebbe meritata, eccome, ma lui ha preferito rendere grandi le realtà di provincia, con le promozioni dalla B alla A a Perugia, a Pescara, e ovviamente Udine, dove ha consegnato la massima categoria con il tridente Carnevale-Poggi-Marino e un gioco frizzante, come lo champagne che amava sorseggiare al termine dell'allenamento con i suoi ragazzi.