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Circa il regime dei "resident non domiciled", rende bene l'idea il caso di Cristiano Ronaldo che all'epoca aveva pattuito con la Juventus un ingaggio netto di 31 milioni di euro all'anno

Sono oltre 7mila i super ricchi stranieri che dal 2017 hanno trasferito in Italia la propria residenza, attratti dal regime di favore introdotto dal governo Renzi per i cosiddetti "resident non domiciled", importando ciò che era già presente in altri Paesi europei, quali ad esempio dal 2008 il Regno Unito. Sul punto, tuttavia, il messaggio che passa sui media è che l'Italia attrae dall'estero persone molto facoltose offrendo loro una tassazione irrisoria di soli 200mila euro l'anno (in passato 100mila mentre la manovra in discussione in Senato ne prevede l'elevazione a 300mila euro) sul loro reddito complessivo.

L'informazione così fatta distorce la vera portata della norma di riferimento, volta a rendere l'Italia un Paese attrattivo non soltanto per il territorio, il clima, la cucina, l'arte e la cultura, ma anche per la relativa fiscalità. Trattandosi di un tema che tocca la sensibilità di tutti è forse opportuno chiarire la portata della norma agevolativa. Disciplinata dall'articolo 24-bis del Tuir, la disposizione prevede che i soggetti che non sono stati residenti in Italia per almeno nove degli ultimi dieci anni e che trasferiscono in Italia la propria residenza effettiva possono richiedere all'Agenzia delle Entrate l'applicazione di un regime di tassazione agevolata dei soli redditi prodotti all'estero con una imposta sostitutiva Irpef, attualmente di 200mila euro. La tassazione sostitutiva, quindi, non riguarda i redditi prodotti in Italia per i quali continuano ad applicarsi le ordinarie regole di tassazione progressiva, con l'aliquota del 43% (oltre il 2% circa per addizionali Irpef comunali e regionali) e così per il 45% del reddito oltre 50mila euro.