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Rinnovato il contratto degli enti locali, aumenti da 140 euro. Ma la Cgil non firma

Ieri in Senato sono iniziate le audizioni sulla manovra e la commissione Bilancio ha iniziato a raccogliere le richieste di modifica da parte delle imprese e, soprattutto, delle banche. Sul fronte del pubblico impiego, invece, è arrivato il rinnovo del contratto per gli enti locali, firmato da Cisl e Uil ma non dalla Cgil. Un accordo che garantisce aumenti medi di circa 140 euro mensili per oltre 430mila dipendenti ma che il sindacato di Corso d'Italia ha respinto come già accaduto per amministrazioni centrali e sanità.

A Palazzo Madama gli istituti di credito, principali destinatari del prelievo da 9,6 miliardi, hanno scelto di non inasprire il confronto ma hanno fatto presente la loro contrarietà. "Le banche appoggiano ancora una volta la situazione generale del Paese e restano disponibili al dialogo, ma l'esborso sarà a carico di tutto il comparto, anche delle più piccole", ha detto in audizione il direttore generale dell'Abi, Marco Elio Rottigni. Il top manager di Intesa Sanpaolo ha calcolato che "gli interventi in materia di deducibilità fiscale comportano per gli istituti un costo misurabile come minor margine di interesse per il mancato impiego della liquidità, che se investita in titoli di Stato avrebbe generato ricavi per circa 800 milioni di euro fino al 2030". Misure che, ha aggiunto, "arrivano in un contesto di tassi in calo e di margini in riduzione".