C’è un fascicolo d’indagine sulla morte di un detenuto 25enne di Foggia, ma di origini brasiliane, trovato cadavere nel reparto di Infermeria nel carcere di Lecce, il 30 ottobre scorso. L’ipotesi di reato, ipotizzata dal sostituto procuratore Alfredo Manca, è quella di istigazione al suicidio al momento a carico di ignoti ed è contenuta nell’avviso di conferimento dell’autopsia che verrà eseguita nelle prossime ore. Il giovane era detenuto per una vicenda di maltrattamenti e, da tempo, aveva problemi di tossicodipendenza. Con la sua famiglia adottiva l’ultimo contatto telefonico risale al primo pomeriggio del 30 ottobre quando il giovane era apparso tranquillo. Solo tre ore dopo, la telefonata dal carcere per comunicare ai genitori adottivi che il figlio si era tolto la vita.
Gli accertamenti disposti dalla magistratura salentina dovranno fugare qualsiasi dubbio sulla morte e, soprattutto, accertare se ci sia stata qualche falla nei sistemi di controllo di un detenuto descritto come un ragazzo fragile. L’ennesima tragedia in un carcere ripropone l’emergenza sovraffollamento. Negli 11 istituti penali pugliesi a fronte di una capienza regionale regolamentare di 2.629 detenuti, i reclusi sono circa 4.500, con un tasso di affollamento medio del 156%.







