In Toscana meno di un'azienda su quattro offre un welfare di alto livello.

E' quanto emerge dal Welfare Index Pmi elaborato da Generali su un campione di 421 imprese toscane, di cui 119 fiorentine, secondo quanto riporta in un nota la Camera di commercio di Firenze che organizza per domani in workshop sul tema.

Se in Italia il 24,7% delle aziende raggiunge livelli alti o molto alti di welfare, in Toscana la quota scende al 22,7%. Due imprese su tre (64%) si collocano su un livello almeno medio.

Solo il 16% dei dipendenti toscani che ne avrebbero diritto usufruisce delle misure a sostegno della genitorialità, mentre oltre un'azienda su cinque (21,5%) ne ha attivate almeno una. Il 48% delle imprese toscane ha introdotto almeno una iniziativa di sanità integrativa. Il rapporto tra anziani e persone in età lavorativa era del 28% nel 1990, è salito al 42% e si prevede raggiunga il 63% nel 2050.

"Il welfare aziendale in Toscana, insomma, appare ancora sviluppato e conosciuto in modo parziale", afferma la Camera di commercio di Firenze, che domani presenterà una ricerca Teha secondo cui "il welfare aziendale ha come effetti a catena l'aumento della soddisfazione dei dipendenti e la crescita della loro produttività, riducendo il turnover e rafforzando la fidelizzazione dei talenti attraverso la creazione di ambienti di lavoro più attrattivi e stabili: ogni euro speso in welfare ha un effetto moltiplicatore sul potere di acquisto di chi lo riceve e di questo c'è gran bisogno in un periodo in cui la capacità di spesa delle famiglie è in calo, mentre sanità e previdenza pubblica arretrano".