Lungo la strada da Zarnesti (Romania), si sente quasi solo il gracchiare dei corvi. Sono loro i custodi di queste colline dove vent’anni fa ha aperto il Libearty Bear, un santuario per orsi bruni. La fondatrice, Cristina Lapis arriva su un’auto dai vetri oscurati insieme al marito Roger. Entrambi hanno tra le braccia un minuscolo cane riscattato dall’abbandono. Lei, ex giornalista culturale romena, parla passando con disinvoltura dall’italiano al francese e all’inglese. Lui, ex console francese e ‘architetto’ del santuario, ha una maglietta con su scritto “Vegan heros” (eroi vegani). Prima di entrare al Libearty i visitatori leggono le regole: si può accedere solo dalle 9 alle 12 (“poi voglio che gli orsi ascoltino solo il rumore del vento”, dice Cristina) e in piccoli gruppi accompagnati da una guida; è vietato fumare, urlare e avvicinarsi alle recinzioni; i bambini sotto i cinque anni non sono ammessi, anche per questioni di sicurezza. La priorità del santuario è il benessere degli animali, perché, come sintetizza un grande cartello con l’immagine di un orso all’ingresso: “Questo non è uno zoo, è la nostra foresta”.

L'entrata del santuario (foto E. Dragotto)

Mentre percorriamo i sentieri del Libearty, Lapis racconta come l’idea di creare un luogo da destinare agli animali che avevano sofferto anni di cattività e abusi le sia venuta nel 1998, dopo aver conosciuto l’orsa a cui il santuario è dedicato, Maya. “Se non l’avessi incontrata, non ci sarebbe nulla di tutto questo”, riflette. Da allora sono passati molti anni, ma il ricordo della sofferenza vissuta da quell’animale è ancora vivo. “Si trovava nel cortile di un hotel vicino al castello di Bran, in una piccola gabbia sporca col pavimento di cemento, era denutrita e molto triste”, ricorda Cristina, che con l’aiuto del marito e di alcuni amici per anni era andata a trovare l’orsa, portandole cibo e conforto. E assicurandole che un giorno sarebbe stata di nuovo libera. Purtroppo, provata dal tempo trascorso in condizioni misere, Maya non è sopravvissuta abbastanza a lungo da vedere mantenuta quella promessa. “È morta tra le mie braccia, ma da quel momento ho fatto di tutto perché nessun altro orso dovesse vivere il suo dolore”.