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Lunedì attorno all’una di notte locale (le 21:30 in Italia) c’è stato un terremoto di magnitudo 6.3 nel nord dell’Afghanistan: un portavoce del ministero della Sanità del governo dei talebani ha detto che sono morte almeno 20 persone, e 534 sono rimaste ferite e sono state portate in ospedale. Secondo un portavoce dell’agenzia nazionale per la gestione dei disastri, molte di loro avevano solo lesioni lievi e sono state dimesse poco dopo.

Secondo lo US Geological Survey (USGS), l’agenzia del governo statunitense che monitora i terremoti, la scossa è avvenuta 22 chilometri a ovest della città afghana di Khulm, nella parte settentrionale del paese, a una profondità di 28 chilometri. L’entità dei danni non è ancora chiara, ma il ministero della Difesa ha detto che i soccorritori sono arrivati nelle zone più colpite, che si trovano nelle province di Balkh e Samangan. Un portavoce della polizia della vicina provincia di Badakhshan ha detto che diversi edifici sono stati distrutti in una parte montuosa del territorio, ma non è ancora possibile sapere quante persone sono morte o ferite perché le comunicazioni sono interrotte.

Diverse province nel nord del paese sono rimaste senza corrente a causa dell’abbattimento delle linee elettriche provenienti dal Tajikistan, che alimentano la rete elettrica afghana. Il terremoto è stato sentito nella grossa città di Mazar-i-Sharif, dove è stata danneggiata lievemente la Moschea blu, uno dei monumenti più importanti della città, e anche nella capitale Kabul, 300 chilometri più a sud. Delle frane inizialmente avevano ostruito l’autostrada che collega le due città, che però è stata rapidamente sgomberata.