Nel rugby, quando una squadra non ha più uomini idonei per la mischia, l’arbitro dichiara il no contest: si gioca, ma senza contesa vera, solo per preservare l’integrità dei giocatori. Alla Defense Arena è andata più o meno così. Jannik Sinner ha vinto, conquistando la terza finale 1000 della stagione, su un Alexander Zverev, reduce dalla battaglia nei quarti con Medvedev, che si è presentato in campo svuotato, con il corpo in riserva e la mente appannata. L’azzurro, invece, è arrivato, dal canto suo, con il braccio carico. Il risultato- 6-0 6-1 in un’ora e due minuti- è stato la naturale conseguenza di un match senza equilibrio, dominato tecnicamente e mentalmente. Zverev ha provato a restare aggrappato al match, ma la differenza fisica e mentale è apparsa subito incolmabile.
Ogni scambio lungo pendeva dalla parte dell’altoatesino, che ha giocato con ritmo costante, pulizia nei colpi e quella serenità glaciale che ormai è il suo marchio. Il pubblico parigino, forse, si aspettava una battaglia; ha assistito invece a una dimostrazione di forza, una lezione di efficienza e controllo. «Affrontare Sasha è sempre una grande occasione, ma non era a posto, era molto lontano dal suo 100%. Negli ultimi mesi ha giocato una parte di stagione incredibile, ieri ha salvato due match point e spero che si rimetta per Torino», ha detto Sinner a fine incontro. Parole sincere, da campione che sa vincere riconoscendo le situazioni, concedendo il giusto rispetto per un rivale battuto due volte in finale quest’anno, a Melbourne e qualche settimana fa a Vienna.






