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Battaglia sul campo e a colpi di propaganda. Mosca: "Accerchiata". Kiev: "Resiste"

Tra la paura e il coraggio corre una linea invisibile. A Pokrovsk, nel Donbass, si consuma nel silenzio degli sguardi. Da oltre un anno la Russia tenta di conquistare questa città mineraria e ferroviaria, un nodo logistico cruciale che collega il fronte orientale ucraino con le retrovie. Ora, secondo Mosca, i primi soldati ucraini avrebbero iniziato ad arrendersi.

Il ministero della Difesa russo ha diffuso un video. Mostra prigionieri ucraini che parlano della resa. Tra loro ci sono Vyacheslav Krevenko e Stanislav Tkachenko, presi nei sobborghi della città. Sono stanchi, gonfi di lividi. Parlano piano, forse costretti a leggere un copione. Dicono che hanno combattuto tra le case, che le hanno trasformate in trincee. Poi raccontano di una decisione presa quasi all’unanimità: fermarsi per non essere macellati. «È inutile resistere. Il comandante ci ha traditi. Non abbiamo più forza. Questa non è una battaglia. È un suicidio di massa».