Il figlio del presidente turco: “Nazioni unite ormai bloccate, serve una maggiore rappresentanza dei popoli islamici”
Necmeddin Bilal Erdoğan (al centro) con il padre Recep Tayyip
Istanbul – Al Forum economico eurasiatico di Istanbul c’è anche Necmeddin Bilal Erdogan, figlio di Recep Tayyip, premier turco dal 2003 e poi presidente dal 2014, l’uomo che in questi vent’anni e più ha plasmato la Turchia contemporanea. Studi negli Usa e a Bologna, 44 anni, imprenditore nel settore marittimo, Bilal è alla guida della fondazione Ilim Yayma, che sin dagli anni Cinquanta si occupa del diritto allo studio nel Paese.
Interviene in un confronto con Romano Prodi: l’ex presidente del Consiglio mette nel mirino il meccanismo decisionale dell’unanimità, che «sta paralizzando l’Unione europea: con l’unanimità non si gestisce neanche un condominio, e i nani si sentono dei giganti». È il motivo, ad avviso del Professore, per cui l’Europa è finita ai margini delle mediazioni internazionali, e non ha potuto ritagliarsi un ruolo terzo e strategico, anziché finire coinvolta in una delle parti, nel conflitto russo-ucraino.
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