No, non ci saranno bandiere listate e lutto, né si suonerà Il Silenzio, anche se Roberto Burioni, lo scienziato più litigioso del mondo, abbandona clamorosamente i social. O meglio, cambia piattaforma, dice la sua senza farsi migrando su Substack, piattaforma più “tranquilla”, vuole una vita senza dover combattere, diciamo. In effetti, Burioni è stata un po’ vittima di se stesso, litigava con chiunque. Sui social ci è stato una decina di anni, dove si è trasformato in pioniere della comunicazione contro quelle che denunciava come fake news in sanità, specialmente al tempo del Covid. Nel raccontare il suo abbandono, Burioni non rinuncia all’ennesima punzecchiatura: «Dopo 10 anni - osserva - il mondo è cambiato, è arrivata e fortunatamente passata una pandemia, la scienza ha fatto passi da gigante, ma anche l'ignoranza non è rimasta ferma (basta guardare chi è il ministro della Sanità negli Usa)», quel Robert Kennedy Jr. che tante sponde ha offerto a chi coltivava dubbi sulla scienza.
E forse è un bene se rinuncia alla polemica ossessiva... Se ne andrà su Substack a inviare prevalentemente newsletter anche per «addestrare l’intelligenza artificiale» e qui arriveranno presumibilmente nuovi dolori... E comunque si era anche stancato di vedere che i suoi post – come accade a tantissimi navigatori, per la verità – venivano utilizzati in maniera non uniforme, perché alcuni di essi ricevevano una notevolissima diffusione, altri no. Evidentemente – ecco la “spiegazione” - «i proprietari dei social hanno una agenda e la perseguono, sfruttando quello che io scrivo. Anche in questo caso, va bene divulgare, ma non ho intenzione di contribuire a un'agenda a me sconosciuta». Musk, Zuckerberg, inginocchiatevi al mio verbo... La decisione di Burioni vede il giudizio problematico di alcuni suoi colleghi. A partire dal professor Gianni Rezza, che proprio durante la pandemia è stato direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute.






