La Borsa è cinica. Non si fa alcun scrupolo di investire in comparti e dinamiche che, da un lato, possono – direttamente o indirettamente – essere legate a tragedie umane come la guerra; ma che, dall’altro, permettono di portare a casa la plusvalenze. È questo il caso del settore cosiddetto della difesa. Cioè: il comparto cui appartengono molte aziende che producono armi. Sia “tradizionali” che più avveniristiche quali, ad esempio, cani robot in grado di sparare. Ebbene: negli ultimi anni il comparto in oggetto ha corso parecchio. La riprova? La offrono gli indici di settore. Il Msci Acwj Aero Defense (Msci AD) – a detta del terminale Bloomberg – dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (24/2/2022) guadagna il 126,7%. Più in particolare, poi, il mondo spazio/militare europeo sale del 235,2% e quello di Wall Street dell’82,8%. Il tutto con S&P 500 e Stoxx Europe 600 che si accontentano rispettivamente dell’espansione del 59,4 e 30,8%. Può obiettarsi: i panieri (Msci AD, Stoxx Europe Aero Defense e S&P 500 Aero Defense) contengono anche società attive nel settore civile. Vero! E, tuttavia, lo scenario di fondo non cambia. Per rendersene conto basta guardare al Market Vector global defense industry (Mvgdi). Cioè, un indicatore che considera solo le aziende che generano almeno il 50% dei ricavi nella difesa. Ebbene: questo, negli ultimi tre anni, è balzato del 269%. Nel medesimo arco temporale l’S&p 500 è aumentato del 79,5% e lo stesso Nasdaq è cresciuto del 111,2%. Non solo. La dinamica è confermata in tempi più recenti. Sempre il Mvgdi, nel 2025, è in nero per il 76,6% mentre la difesa europea e quella Usa salgono ciascuno del 62,9 e 40,7% (a fronte dell’incremento del 14,5% dell’S&P 500 e del 18,8% del Nasdaq).
Difesa, l’Europa guida il rally in Borsa: da inizio anno balzo del 63%
Non si arresta la corsa dei produttori di armi con la spesa globale al record: dall’avvio del conflitto in Ucraina il settore sale del 127%






