Torna a crescere l’export italiano verso i Paesi extra Ue e soprattutto verso gli Stati Uniti (da cui importiamo anche di più). Più 9,9% su base annua, +6,1% nel terzo trimestre dell’anno. E al netto del fatto che il +34,4% negli Usa sarebbe stato determinato soprattutto da una commessa una tantum di navi assicurata da Fincantieri, i dati di settembre diffusi dall’Istat fanno intuire che anche in chiave Sud il riscontro sembra positivo, sia pure con valori assoluti più bassi rispetto alle altre aree del Paese.

Già lo scorso anno, infatti, come era emerso dall’aggiornamento del Monitor dei distretti industriali curato dal Gruppo Intesa Sanpaolo, la crescita delle esportazioni meridionali in assoluto era stata trainata proprio dai mercati lontani, «con un incremento del 6,4% nei mercati maturi lontani e del 7,3% in quelli emergenti», segnatamente Stati Uniti (+6,9%), Cina (+10,8%) e Arabia Saudita (+30%). La tendenza si sarebbe consolidata nella prima metà del 2025: i dazi non avrebbero insomma spostato granché i dati del Mezzogiorno anche se una valutazione più precisa si potrà fare a fine anno. Di sicuro, come spiegato nei 20 numeri del “Doppio cambio di paradigma”, curato dal direttore del Mattino Roberto Napoletano e dall’economista Marco Fortis in occasione del recente Forum dell’economia del nuovo mondo, per esportazioni di merci nel periodo 2022-24 il Mezzogiorno aveva raggiunto il 26,0% del totale nazionale, la quota più alta delle macroaree.