Per molto tempo l’attenzione della sorveglianza globale si è concentrata sul virus dell’influenza Aviaria H5N1, noto per la sua elevata letalità nell’uomo e, di recente, anche per la sua diffusione tra le mucche da latte in Nord America. Eppure, la prossima pandemia umana potrebbe essere scatenata da un altro ceppo, a lungo considerato il “minore” della famiglia perché causa principalmente malattie lievi negli uccelli. Si tratta dell’H9N2 che, come appurato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Hong Kong, si è ora adattato meglio a infettare gli esseri umani e, pertanto, richiede una maggiore sorveglianza. L’allarme è stato lanciato qualche giorno fa in occasione del Pandemic Research Alliance International Symposium di Melbourne, in Australia.
Ceppo “minore”
Secondo Kelvin To, microbiologo clinico presso l'Università di Hong Kong, si sta prestando meno attenzione all’H9N2, nonostante sia il secondo ceppo più comune di influenza Aviaria che infetta gli esseri umani. Dal 1998 l’H9N2 ha causato 173 infezioni umane, principalmente in Cina, afferma To. Questo ceppo potrebbe essere più diffuso di quanto pensiamo, afferma su Nature Michelle Wille, che studia l’Aviaria presso il Peter Doherty Institute for Infection and Immunity di Melbourne. Probabilmente le infezioni non vengono rilevate perché non provocano infezioni gravi o ricoveri ospedalieri, o perché le persone vengono invece sottoposte più comunemente al test per l’H5N1, aggiunge.






