Le forze di difesa aerea russe hanno intercettato e distrutto nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 100 droni sopra diverse regioni della Federazione Russa e nei cieli della Crimea annessa, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa di Mosca. Secondo l’agenzia federale per l’aviazione, l’attività di molteplici aeroporti è stata temporaneamente sospesa a causa dell’allerta, compresi i tre scali principali di Mosca: Sheremetevo, Zhukovskij e Domodedovo.

Lo Stato maggiore ucraino ha confermato la distruzione, grazie ai raid notturni, di due raffinerie di petrolio coinvolte nell’approvvigionamento dell’esercito russo: la raffineria Novospassky e la raffineria Mariysky, nonché l’impianto di lavorazione del gas di Budyonny. A riferirlo è l’agenzia ucraina Interfax. Secondo lo Stato Maggiore, anche la raffineria di Mariysk, nell’insediamento di Tabashino, nella Repubblica dei Mari El, è stata colpita.

Putin invita alla resa i soldati ucraini “circondati” nelle aree di Pokrovsk e di Kupyansk

Agli attacchi aerei con droni sviluppati nelle ultime settimane dall’esercito ucraino la Russia risponde puntando tutto sul controllo della linea del fronte. In questo scenario, il presidente russo Vladimir Putin ha quindi invitato Kiev a decidere la resa dei militari ucraini che secondo Mosca sono accerchiati nelle aree di Pokrovsk e di Kupyansk. La leadership ucraina deve prendere “le decisioni appropriate sul destino dei propri cittadini e dei propri militari, così come hanno fatto una volta all’Azvostal” di Mariupol, ha detto Putin, citato dalla Tass. Il presidente ha detto che la Russia è pronta a cessare i combattimenti per alcune ore “affinché un gruppo di giornalisti possa entrare in questi insediamenti, vedere cosa succede lì, parlare con i militari ucraini e uscire”.