Inizieranno la prossima settimana le analisi sul Dna e le impronte digitali repertate dai carabinieri del Ris di Cagliari durante i numerosi sopralluoghi svolti nel casolare all'interno della tenuta ConcaEntosa tra Palau e Arzachena di proprietà di Emanuele Ragnedda, dove la notte tra l'11 e il 12 settembre scorso si è consumato l'omicidio di Cinzia Pinna, 33enne di Castelsardo.

E sempre nei prossimi giorni il consulente tecnico nominato dalla procura della Repubblica di Tempio Pausania, che coordina le indagini, effettuerà la clonazione dell'hardisk del computer dell'imprenditore reo confesso del delitto, sequestrato dagli inquirenti dopo la sua confessione, avvenuta a distanza di dodici giorni dall'uccisione della donna con tre colpi di pistola al volto.

Anche su questo strumento informatico gli specialisti del Ris svolgeranno le analisi per rilevare tracce di impronte e di Dna Come anticipato dal quotidiano L'Unione Sarda e confermato all'ANSA da fonti investigative, i tecnici della Procura erano impossibilitati ad accedere ai dati del pc, di marca Apple, per la mancanza delle password.

Il sistema di sicurezza del noto marchio americano infatti, non premette di accedere ai dispositivi senza l'utilizzo del codice di sblocco, e l'azienda non rivela alcun tipo di informazione a riguardo. A fornire la password è stata la compagna di Ragnedda, Rosa Maria Elvo, 50enne ristoratrice di San Pantaleo, attualmente indagata per favoreggiamento insieme a Luca Franciosi, 26enne lombardo.