Quando l'indagato a ridosso delle elezioni è un esponente di centrosinistra, improvvisamente giudici e magistrati diventano "attaccabili". Rischia di essere emblematico, in questo senso, il caso di Sergio D'Angelo, fondatore di Gesco, storico gruppo di imprese sociali attivo in Campania.
Attualmente consigliere comunale a Napoli, ora D'Angelo è candidato alle imminenti regionali con Alleanza Verdi e Sinistra a sostegno dell'aspirante governatore Roberto Fico. Un anno fa era sceso in piazza per protestare insieme ai suoi dipendenti contro il licenziamento di 300 addetti determinato da una rescissione anticipata del contratto da parte dell'Asl Napoli 1 Centro. Oggi, D'Angelo è stato però rinviato a giudizio: "Il capo d'accusa - ha spiegato lui stesso sul suo profilo Facebook - dice che avrei 'promosso riunioni pubbliche per chiedere la salvaguardia dei livelli occupazionali' dei lavoratori di Gesco. Tradotto: ho manifestato insieme a chi ha perso il lavoro. La mia colpa sarebbe quella di aver preso posizione. Essere sceso in strada quando 300 persone venivano lasciate senza reddito, quando anziani, disabili e sofferenti psichici rischiavano di restare senza assistenza. L'ho fatto allora, lo rifarei domani".









