Giornalista del New Yorker, cronista appassionata di nightlife, autrice di un saggio sul clubbing: Emily Witt ci svela il suo rifugio preferito

la scelta di Emily Witt

Oggi a New York i club sono diventati enormi, ti promettono una grande notte, ma in realtà si sta in fila per ore circondati dalla security e un sacco di gente. Che è lì perché è venerdì sera e non necessariamente per la musica. Sembra tutto un po’ corporate, business, ed è un fenomeno recente, negli ultimi 4-5 anni il nightclubbing è tornato mainstream, principalmente come reazione post-pandemica. In compenso abbiamo anche un sindaco della notte.

Forse è un po’ per questo che io ultimamente adoro il Mansions, nel Queens, un piccolo club con moquette sul dancefloor e tappeti, che ha per slogan: “come ballare nel salotto di tua nonna”. Balli sul morbido, qui, con décor vintage anni 70, pannelli di legno alle pareti, molto cozy, sembra di stare a una festa privata più che in un locale. E non hanno i soliti cocktail o energy drink “corretti”, ma la specialità e il loro vanto è una selezione di vini supernaturali, tipo quelli del vinicoltore di Tenerife Pablo Matellana (fa parte di un movimento per “demistificare” e far conoscere il vino), che puoi prendere in bottiglia e condividerla. Diciamo che è tutto un po’ più da adulti, dai 20 si arriva facilmente ai 40, per questo mi ci muovo bene, puoi metterti gli stiletto che vuoi e non le sneakers da grandi folle che uso ai festival o ai rave all’aperto. Non devi infilare tutto nel marsupio da tenerti addosso. E i bagni, punto critico di ogni club, sono “portatili”: porta-potty su cui scherzano tutti, le chiamano vip room. A volte viene uno chef, per il grill nel giardino sul retro, il gourmet pop-up. Ma se non è serata cibo, c’è la pizza ai carciofi dei food-truck di Jefferson Avenue o il cibo ucraino di Varenyk.