Dj italiano morto a Ibiza: sequestrato il cadavere. Ora si indaga per omicidio. Lunedì nuova autopsia
sabato 2 agosto 2025 di Mauro Evangelisti
ROMA Lunedì la procura di Roma affiderà l’incarico per eseguire l’autopsia sul cadavere di Dj Godzi, nome d’arte di Michele Noschese, il 35enne napoletano morto a Ibiza dopo l’intervento di tre agenti della Guardia Civil. Spiega il padre, Giuseppe Noschese: «Nomineremo un consulente di parte ed è probabile che l’autopsia venga eseguita in tempi rapidi. Come ho già detto in altre occasioni non vogliamo vendetta, ma giustizia. Vogliamo la verità». Dopo il trasporto in Italia dall’isola balearica, la procura ha disposto il sequestro della salma, che ora è conservata a Roma. Il magistrato ha aperto un fascicolo per omicidio preterintenzionale contro ignoti e giovedì la squadra mobile di Napoli, su incarico della procura della Capitale, ha ascoltato a lungo il padre del dj. «Ho riferito ciò che ha raccontato chi era presente» dice. Una prima autopsia era già stata eseguita a Ibiza, ma la famiglia di Noschese non ha avuto il tempo di nominare un proprio perito. Il medico legale dell’ospedale Can Misses ha concluso che la morte è stata causata da edema polmonare acuto e necrosi emorragica polmonare. Nel sangue sono stati trovati vari tipi di sostanze stupefacenti (ketamina, cocaina e tusi). La tesi delle autorità spagnole e della Guardia Civil è semplice: quando all’alba del 19 luglio gli agenti intervengono nel complesso residenziale di Roca Llisa, a Santa Eularia des Riu, il dj napoletano è fuori di sé perché sotto effetto di droghe. Aveva raggiunto il balcone di un appartamento vicino al suo dove aveva minacciato un ottantenne. Per questo motivo - è sempre la tesi delle forze dell’ordine spagnole - è stato neutralizzato, ammanettato a mani e piedi: Noschese si è sentito male ed è morto. Il padre del dj, dopo l’autopsia, ha chiesto nuovi approfondimenti e si è rivolto a un istituto dell’isola che si avvale della consulenza da remoto (da altre nazioni) di specialisti di alto livello super partes. Dalla tac full body e dalla risonanza magnetica sul cadavere sono emerse le fratture di sette costole. C’erano anche due clavicole rotte. Da qui la domanda inevitabile ancora senza una risposta: c’è stato un uso sproporzionato della forza? Anche se Michele era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti l’intervento della Guardia Civil è stato professionale o si è appunto ecceduto nell’uso della forza contribuendo al drammatico epilogo con la morte di Noschese? Il padre del dj osserva: «Non voglio dare giudizi, è giusto che la procura spagnola, su cui ho massima fiducia, e quella italiana, facciano il loro lavoro. Ma in Italia se una persona è in stato di agitazione, se è dispneico, se ha una insufficienza respiratoria, intervengono i medici, l’ambulanza, si offre assistenza sanitaria. Non si chiama la polizia, non si usano le manette per bloccare le mani e i piedi».









