Esprimersi pubblicamente a sostegno del diritto all’aborto può ostacolare anche la carriera lavorativa. L’attrice e regista Kasia Smutniak è entrata nel mirino dei cattolici polacchi per il ruolo di Maria che interpreta nel film diretto da Mel Gibson La Resurrezione di Cristo, il sequel della pellicola La Passione di Cristo del 2004. «È favorevole all’aborto, non può interpretare il ruolo della Vergine Maria» sostiene chi critica la scelta del regista di affidarle questo ruolo. Il sito della radio nazionale polacca ha riportato le parole di Pawel Ribicky, addetto stampa dell’ex presidente di estrema destra Andrzej Duda: «Non è un mistero che Smutniak abbia pubblicamente sostenuto il diritto all’aborto, criticando in più occasioni le leggi della Polonia, ritenendole un pericolo per i diritti delle donne».
Il regista non risponde Il regista Mel Gibson, che si definisce cattolico praticante, non risponde, ma dal suo entourage arriva qualche indizio sulla linea tenuta: sulla presa di posizione politica prevarrà la sensibilità dell’artista. Anche la diretta interessata non commenterà la polemica per l’obbligo di riservatezza e le precise clausole contenute nel contratto di ingaggio: Smutniak della vicenda non parla e non può parlare. Il sostegno dell’attrice agli “scioperi delle donne” nel 2020 In Polonia esiste una legge che tutela il diritto all’aborto, ma una sentenza del Tribunale costituzionale nel 2020 ha limitato molto l’accesso all’aborto in quasi tutte le circostanze, con un impatto devastante sulle vite delle donne. Smutniak ha commentato così la sentenza e le proteste: «La perdita del diritto all’aborto l’anno scorso nella mia Polonia, e qualche mese fa negli Stati Uniti, la costruzione del muro tra la Polonia e la Bielorussia , la negazione del diritto all’asilo e ai principali diritti umani con la vergognosa pratica dei respingimenti, la solitudine e la disperazione delle donne afgane rinchiuse in casa dal regime e dimenticate da noi da un giorno all’altro».








