Dopo essere stato contestato e bloccato durante il suo intervento all’università Ca’ Foscari di Venezia con lo slogan “Fuori i sionisti dalle università”, Emanuele Fiano ha ricordato la vicenda del padre Nedo: “L'ultima volta che hanno espulso un Fiano da un luogo di studio è stato nel '38, con mio padre. Noi eravamo lì a parlare di pace tra due popoli, di ingiustizie, di dolori, di violenza e di pace. Chi non vuol sentire parlare di queste cose la pace non la vuole".
Nedo Fiano, nato il 22 aprile 1925, al momento della promulgazione delle leggi razziali viveva a Firenze. Per questo fu costretto ad abbandonare la scuola, tredicenne, perché di religione ebraica.
Fiano venne poi arrestato il 6 febbraio del 1944 dalla polizia fascista, rinchiuso nel carcere del capoluogo toscano, quindi da lì condotto al campo di Fossoli. Deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944 assieme alla sua famiglia (undici persone in tutto), fu l’unico superstite. Fu poi liberato a Buchenwald, dove le Ss in fuga lo avevano trasferito alla fine della guerra.
Dopo essersi sposato e aver avuto tre figli, Fiano nel 1963 si iscrisse all'università Bocconi di Milano. Nonostante gli impegni familiari e lavorativi, si laureò nel 1968. Dopo la laurea si mise in proprio e fondò società di marketing. E poi cominciò a portare la sua testimonianza in giro per l'Italia, soprattutto nelle scuole. Fu anche consulente del film “La vita è bella” di Roberto Benigni.













