Report è tornato ed ecco che nella puntata non sono mancate nuove accuse a Fratelli d'Italia. L'ultima? L'avvistamento di un componente del Garante della Privacy nella sede di FdI prima della multa a Sigfrido Ranucci. Uno "scoop" subito ridimensionato da Giovanni Minoli. "Ho visto che il Garante si è presentato in quel palazzo. Non so, poi, dove è andato. Mettiamo pure che sia andato da qualcuno del partito della Meloni. Non ci vedo nulla di eccezionale. Funziona da sempre così. Sono tutte polemiche sterili e, a mio modesto parere, inutili", tuona il giornalista intervistato dal Tempo.

Per lo storico volta Rai ci sono "cose più importanti a cui pensare. L’attenzione della politica doveva concentrarsi su altro. Mi soffermerei su aspetti che ritengo più inquietanti". Un esempio? "Dopo aver partecipato, con grande intensità, alla solidarietà nei confronti di Ranucci per l’attentato subito, ho trovato agghiacciante il modo in cui è stato accolto dall’Associazione Nazionale Magistrati, come un eroe. Applaudivano, gridavano. E ciò, non le nascondo, mi ha fatto molto più impressione rispetto al Garante andato in via della Scrofa".

Insomma, è la riprova dei legami tra magistratura e alcuni organi di informazione. "Questo rapporto, a cui si riferisce, esiste da sempre o meglio è continuativo da quando i comunisti hanno deciso che la rivoluzione non si poteva fare nel modo tradizionale, ma attraverso l’arruolamento di magistrati e giornalisti. Anche se, devo essere sincero, non lo si era mai fatto in maniera così esplicita".